Uccelli migratori, le specie in via d’estinzione
Gli uccelli migratori sono in declino: a livello mondiale si rilevano perdite “a livello allarmante”, come ha denunciato il rapporto sullo stato di salute dell’avifauna al Global Flyways Summit che si è tenuto a Nairobi, in Kenya, l’11 settembre 2026. Fra questi, quelli più a rischio di estinzione sarebbero gli uccelli che vivono in ambienti marini e zone costiere umide, quindi uccelli marini e limicoli.
Fra le specie in declino, è stata rilevata la prima estinzione globale di un volatile diffuso fra Eurasia e Africa, il chiurlottello.
Il chiurluttello fra gli uccelli migratori in estinzione
L’estinzione del chiurluttello, dal nome scientifico Numenius Tenuirostris, è la prima sparizione certificata fra gli uccelli migratori. L’allarme era già stato dato due anni fa e la sua estinzione è stata confermata insieme a quella di altre sei specie scomparse negli ultimi 150 anni.
Lo studio sugli uccelli migratori
Nell’ambito del Global Flyways Summit che si è tenuto a Nairobi, BirdLife International ha presentato il Rapporto sullo stato degli uccelli nel mondo che viene pubblicato ogni quattro anni.
Quest’anno il rapporto per la prima volta era totalmente dedicato agli uccelli migratori: sono state considerate circa 1843 specie migratrici distribuite lungo 14 grandi rotte migratorie e legate a una rete di 10.656 Key Biodiversity Areas, ossia aree considerate particolarmente importanti per la conservazione della biodiversità.
La scomparsa del chiurlo asiatico
Dallo studio sono emersi dati impietosi e preoccupanti: viene rilevato infatti che il 45% delle specie di uccelli migratori è in declino, quasi uno su due, mentre una specie su nove è minacciata di estinzione. Il rischio è che anche queste specie possano estinguersi col tempo esattamente come avvenuto per il chiurlottello, anche detto chiurlo asiatico.
Questo pennuto caratterizzato dal becco lungo e sottile è scomparso velocemente rispetto ai processi di estinzione solitamente lunghi: l’ultimo suo avvistamento risale solo a 30 anni prima della dichiarazione ufficiale della sua estinzione, nel 2025. L’ultima osservazione registrata risale infatti al febbraio 1995, in una laguna del Marocco.
La causa dell’estinzione degli uccelli migratori
Fra i motivi principali del declino degli uccelli migratori ci sarebbe, secondo lo studio, la presenza di specie invasive, dell’intensificazione dell’agricoltura moderna, dei cambiamenti climatici e della caccia.
L’agricoltura moderna, che fa ricorso a fertilizzanti e pesticidi, tende a modificare l’habitat naturale di queste specie, così come la caccia in alcuni Paesi rappresenta una seria minaccia per la loro sopravvivenza.
Come salvare le specie di uccelli migratori
Il summit di Nairobi ha dato tuttavia una risposta positiva circa le politiche da intraprendere per salvare le altre specie: attraverso pratiche agricole, di pesca e di gestione del territorio lungo le rotte migratorie concordate e condivise fra i diversi Paesi convolti è possibile intervenire positivamente sulle popolazioni di uccelli. Infatti per comprendere la dimensione del problema bisogna immaginare la migrazione come una catena di ambienti indispensabili lungo il percorso migratorio. Una rondine o una cicogna possono trascorrere l’anno in continenti diversi, attraversando numerosi Paesi, e durante il percorso necessitano di habitat idonei dove fermarsi, trovare cibo e recuperare energie. Se questo habitat per loro fondamentale viene distrutto o compromesso può compromettere l’intero viaggio. Per questo motivo secondo BirdLife International occorre creare delle flyways, ossia vaste reti interconnesse di habitat e siti fondamentali che sostengono gli uccelli attraverso continenti e stagioni attraverso una partnership fra 125 organizzazioni in 120 Paesi.
A documentare la risposta positiva da parte dei volatili, la regressione del declino della popolazione di capovaccaio che vive e nidifica nei Balcani. La Dichiarazione di Nairobi sulle rotte migratorie firmata da governi, ong, gruppi ambientalisti, scienziati e istituzioni finanziarie ha quindi siglato questa azione coordinata di molteplici soggetti lungo le rotte migratorie per la sopravvivenza degli uccelli selvatici.
