Stipendio dei preti: quanto guadagna il clero

Stipendio dei preti: quanto guadagna il clero

Anche i preti percepiscono uno stipendio, e non solo. A seconda del ruolo, dal Papa ai cardinali, dai vescovi ai sacerdoti, tutte le figure del Clero percepiscono una paga; nessuna di queste figure infatti lavorano gratis in nome della vocazione.

Papa Francesco e il taglio allo stipendio dei preti

Il primo Papa a rinunciare allo stipendio (un compenso simbolico di 2.500 euro al mese a cui aveva diritto), fu Papa Francesco, in linea con il nome scelto, Francesco, ossia il santo dei poveri per eccellenza.

Papa Bergoglio rinunciò innanzitutto all’appartamento nel Palazzo Apostolico per vivere nella più modesta Casa di Santa Marta; inoltre dopo il Covid, decise di tagliare del 10% lo stipendio dei membri della Curia Romana: il loro compenso variava tra i 4000 e i 5.500 euro al mese, esclusi alloggi ecclesiastici e benefit vari.

Una spending review che è piaciuta ai fedeli, apprezzando la coerenza del Papa nel vivere ciò che predica.

Lo stipendio dai cardinali ai preti

La figura del cardinale è quella che guadagna di più dopo il Papa: oggi lo stipendio medio di un cardinale si aggira intorno ai 5.000 euro al mese, parte dei quali vengono destinati alle proprie diocesi.

Scende decisamente in basso lo stipendio dei vescovi, che può variare dai 1700 a circa 3.000 euro lordi al mese, con un ulteriore e deciso scalino verso il basso per i sacerdoti, che secondo l’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero possono percepire da un minimo di 1.028,80 a un massimo di 1.941,86 euro lordi mensili per 12 mensilità.

La differenza è dovuta al ruolo: se un prete ha l’incarico di parroco, lo stipendio calcolato con un sistema a punti si attesta intorno ai 1.200 euro al mese, mentre un sacerdote fresco di ordinamento parte da circa 1.000 euro lordi (al netto poco più di 800 euro).

Questi fondi non provengono più come una volta dalle offerte raccolte durante le messe (che restano quasi interamente alla parrocchia), ma vengono finanziati principalmente tramite l’8×1000 della Chiesa Cattolica, le donazioni liberali (deducibili ai fini IRPEF) e il contributo della diocesi di appartenenza.

Le figure che non percepiscono stipendio

All’interno del clero esistono tuttavia figure che non percepiscono alcun compenso e per le quali la vocazione è una vera e propria pura missione: si tratta dei frati e delle suore che hanno fatto voto di povertà, a meno che non abbiano incarichi professionali in scuole, strutture sanitarie e amministrazioni religiose.

Il sostentamento del clero risale al Medioevo

Il tema del sostentamento del clero affonda le origini fino al Medioevo, secoli prima del riconoscimento del profilo istituzionale della parrocchia, avvenuto solo con il Codice di diritto canonico del 1983.

Ad ogni sacerdote venivano affidati dei beniil cosiddetto beneficio parrocchiale, da cui il sacerdote traeva una rendita come compenso per l’ufficio esercitato. Il beneficio era in sostanza costituito da un elemento ‘spirituale’, l’ufficio sacro, e da un elemento materiale, la dote annessa che poteva essere costituita così:

  • da beni mobili o immobili (campi, vigneti, boschi, pascoli, case, e in seguito titoli di Stato);
  • da prestazioni obbligatorie da parte di famiglie o enti (decime, congrua, ovvero con tributo dello Stato, assegni del comune);
  • da offerte dei fedeli;
  • dai “diritti di stola” pagati a chi compiva l’ufficio ecclesiastico a titolo esclusivamente beneficiario.

La remunerazione dei sacerdoti oggi

Per la remunerazione dei sacerdoti la Conferenza Episcopale Italiana stabilisce una soglia di reddito che ogni presbitero deve poter ricevere. A tale soglia contribuisce ogni tipo di entrata, quale insegnamento o incarichi speciali presso enti come ad esempio caserme o ospedali.

Ogni anno il Sacerdote ha l’obbligo di comunicare all’Istituto locale competente questi redditi che vengono trasmessi all’Istituto Centrale, il quale verificata la situazione reddituale integra eventualmente il reddito con un contributo che permette al Sacerdote il raggiungimento della soglia CEI. Viene così assicurata a ciascuno dei sacerdoti diocesani una remunerazione complessiva che attualmente può variare da un minimo di 1.028,80 ad un massimo di 1.941,86 euro lordi mensili per 12 mensilità.

La riforma del sostentamento del Clero ha rappresentato un coraggioso e salutare “ritorno alle origini” della primissima Chiesa, quando erano i fedeli stessi a provvedere al mantenimento dei propri pastori permettendogli di occuparsi esclusivamente della loro missione pastorale.

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