La protesta studendesca francese: cosa chiede

La protesta studendesca francese: cosa chiede

 
La protesta studentesca francese si è diffusa in tutta Europa. Gli studenti d’oltralpe protestano per gli orari scolastici lunghi, le strutture obsolete e vetuste, le classi sovraffollate, la mancanza di insegnanti. E dalla Francia le proteste sono arrivate velocemente anche in Belgio e in Italia.

Protesta studentesca o movimento sociale?

Ogni protesta studentesca che inizi porta con sé un interrogativo: le manifestazioni si spegneranno o si allargheranno trasformandosi in un movimento sociale più ampio e allargato? Del resto le proteste studenteschi francesi sono cominciate a metà settembre nella banlieu parigina e si sono diffuse in fretta nel resto del Paese. Simbolo della protesta, le immagini spettacolari egli studenti che si sono arrampicati sul monumento storico, la colonna in Place de la Bastille, e che hanno fatto velocemente il giro del mondo. La piazza è un luogo altrettanto simbolico, in quanto è il sito su cui sorgeva la prigione di Stato della Bastiglia assaltata dai parigini il 14 luglio 1789 in un momento chiave della Rivoluzione francese.

Quando venne demolita, la Bastiglia restò sempre il simbolo della vittoria del popolo contro l’oppressore politico. Pertanto potrebbe essere riduttivo parlare solo di protesta studentesca: Jean-LucMélenchon, il leader della sinistra radicale La France Insoumise, ha infatti dichiarato che la Bastiglia era stata “riconquistata”.

Cosa rivendica la protesta studentesca francese

La protesta studentesca francese rivendica diversi problemi che riguardano la scuola: gli orari scolastici troppo lunghi, le classi sovraffollate, la mancanza di insegnanti, le strutture degradate e inadatte. Temi che hanno trovato subito la solidarietà degli studenti di mezza Europa, primi fra tutti quelli di Belgio e Italia che si sono accodati organizzando manifestazioni. Fra le giornate di mobilitazione programmate, sostenute da organizzazioni e sindacati, ci sono quelle del 13 ottobre e del 17 ottobre: quest’ultima in realtà riguarderà la protesta per il rincaro dei prezzi del carburante e per la crisi del costo della vita, a cui probabilmente si unirà la protesta per la scuola. In Francia si teme che la manifestazione del 17 ottobre possa riproporre il movimento dei gilet gialli nato nel 2018 proprio a causa dell’aumento delle tasse su carburanti e diesel. Un movimento durato per mesi e con frequenti scontri e tensioni con la polizia.

Il richiamo al maggio ‘68

Se la protesta studentesca dovesse allargarsi e assumere un significato di malcontento sociale molto più ampio, la Francia potrebbe ritrovarsi di fronte alle scene del Maggio ‘68. Infatti molti striscioni delle manifestazioni di questi giorni riportavano scritte e slogan che richiamavano proprio le storiche manifestazioni del ‘68.

La protesta del Maggio ‘68

Nelle proteste del Maggio del 1968 ci furono molti lavoratori che si unirono alle proteste studentesche paralizzando l’intero Paese e dando il via a numerose contrattazioni salariali. La protesta avviò anche una vera e propria crisi politica: l’allora presidente della Repubblica, il generale De Gaulle, sciolse l’Assemblea nazionale e convocò elezioni legislative anticipate per giugno 1968.

La Francia porta ancora oggi i segni del Maggio ’68: la protesta portò alla consapevolezza dei diritti civili, dello studio e del lavoro, allo smantellamento delle gerarchie sociali e consolidò la tradizione della protesta popolare nell’identità del Paese.

La risposta del governo

In risposta alla protesta studentesca il governo, nella persona del ministro dell’Istruzione Edouard Geffray ha promesso 3000 supplenti nelle scuole in carenza di insegnanti, ma il malcontento non sembra diminuire. I sindacati hanno nel frattempo criticato la soluzione temporanea, che peraltro costerebbe allo Stato “decine di milioni di euro” solo nel 2026: secondo loro i supplenti disponibili potrebbero non essere sufficienti a coprire le lacune o le a seconda delle discipline di insegnamento e le posizioni geografiche. Il sindacato degli insegnanti, che ha sempre sostenuto la protesta, sostiene che il sistema scolastico francese sia in crisi d a tempo: “Facciamo sempre più fatica a sostituire le assenze dei docenti, le classi francesi sono tra le più affollate d’Europa, le aule non sono adeguatamente attrezzate durante le ondate di calore. Sono problemi che conosciamo già“.

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