Iran: cosa sapere per capire la guerra

Iran: cosa sapere per capire la guerra

La guerra scoppiata in Iran per mano di Stati Uniti e Israele ha origini lontane, e per capirla occorre innanzitutto conoscere e comprendere alcuni aspetti della Repubblica Islamica dell’Iran, che ha origine con la Rivoluzione del 1979. E’ allora che nascono le ostilità storiche che hanno portato fino alla guerra attuale.

Vediamo i passaggi più importanti della storia dell’Iran e dei suoi nemici storici.

L’Iran e i suoi abitanti

L’Iran è il diciassettesimo paese al mondo per estensione della sua superficie con con una popolazione pari a 92 milioni di abitanti di cui il 90% a maggioranza sciita: lo sciismo è una delle due grandi correnti dell’Islam, quella minoritaria rispetto al sunnismo, eppure l’Iran è uno dei pochi paesi al mondo a maggioranza sciita.

Inoltre l’Iran è abitato per il 60% da persone persiane in una regione abitata prevalentemente da persone arabe (per i territori in Medio Oriente) o da etnie turche (per quelle in Asia Centrale).

Grazie alla sue risorse, l’Iran è uno dei maggiori produttori mondiali di idrocarburi, il nono paese per la produzione di petrolio e il terzo per la produzione di gas naturale.

La Rivoluzione Islamica del 1979

La Rivoluzione del 1979 ha segnato una svolta nella storia dell’Iran: fu quando venne cacciato il regime corrotto dello scià Mohammad Reza Pahlavi da parte di una coalizione fra religiosi sciiti, laici, nazionalisti e comunisti in cui però finirono per prevalere i religiosi attraverso la violenza.

Fu così che l’Iran divenne la Repubblica Islamica dell’Iran, passando da un regime autoritario laico a un regime autoritario religioso. A livello internazionale, da alleato degli Stati Uniti sotto lo scià e da loro armato e finanziato, l’Iran divenne presto il suo nemico identificandolo addirittura con il diavolo.

La Guida Suprema

Dopo la Rivoluzione del 1979 l’Iran si è strutturato su un regime autoritario brutale e molto complesso: la massima carica è la Guida Suprema, ruolo ricoperto da Ruhollah Khomeini dal 1979 fino alla sua morte nel 1989 e poi da Ali Khamenei fino all’uccisione di sabato 28 febbraio per mano dei bombardamenti statunitensi. Entrambi erano ayatollah, carica religiosa e non politica.

La Guida Suprema è a capo dell’esercito, controlla il sistema giudiziario e nomina i capi di molti importanti enti dello stato: delinea l’andamento generale della politica iraniana e può avere l’ultima parola su tutte le decisioni più importanti sia internamente sia in politica estera. Sotto di lui ci sono il presidente e il parlamento, i cui poteri sono decisamente ridotti e vagliati dal Consiglio dei Guardiani, altro organo sotto il controllo della Guida Suprema.

Il sistema politico dell’Iran

A livello elettorale la divisione principale è fra i riformisti, che vorrebbero cambiare il paese gradualmente e a cui appartiene l’attuale presidente Masoud Pezeshkian, e i conservatori che vogliono impedire aperture; Khamenei rappresentava l’ala più radicale dei conservatori. Ci sono poi i moderati, a cui apparteneva il presidente Hassan Rouhani che nel 2015 firmò lo storico accordo sul nucleare. Si tratta di dinamiche con un certo margine di manovra all’interno di un perimetro deciso comunque dal regime in cui tuttavia le autorità clericali hanno maggiore autorità delle istituzioni elettive.

Anche l’apparato militare è duale: a fianco dell’esercito regolare ci sono i Guardiani della Rivoluzione, i cosiddetti pasdaran, che costituiscono un regime parallelo sotto il comando diretto della Guida Suprema.

In Iran dunque non esiste una vera opposizione politica organizzata, ma tra la popolazione esiste un elevato grado di malcontento che si organizza nei movimenti studenteschi nelle università e nei collettivi culturali esprimendosi in enormi proteste, che sono diventate via via più minacciose per il regime. Fra le ragioni, l’ultima risale al 2022, con l’arresto e l’uccisione in detenzione di una donna, Mahsa Amini, perchè non portava correttamente il velo islamico; le ultime, lo scorso gennaio,  per la disastrosa situazione dell’economia. Manifestazioni che di fatto chiedono la fine del regime, e che sono troppo spesso tate represse nel sangue da parte del governo: quella di gennaio è stata la più sanguinosa da decenni, con migliaia di manifestanti uccisi.

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