Il curling, che passione!
Il curling ha letteralmente spopolato alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026: dopo la scoperta ai Giochi Invernali Olimpici di Torino 2006, il curling è tornato alla ribalta in questi giorni grazie anche ai successi degli azzurri Stefania Costantini e Amos Mosaner. Ma vediamo che cos’è e qual è la storia di questa ormai popolare e conosciutissima disciplina sportiva sul ghiaccio.
La curling mania
La curling-mania esplosa a Milano Cortina 2026 ha attirato la curiosità e l’interesse di tanti appassionati. In realtà alla fine degli anni ’90 questa disciplina sportiva del ghiaccio era considerato di nicchia: la sua esplosione, per lo meno in Italia, risale al 2006 e ai Giochi Invernali di Torino 2006, dove si rivelò una delle discipline olimpiche più seguite.
La storia del curling
Il curling nasce in Scozia nel XVI secolo come gioco popolare che veniva praticato sui laghi ghiacciati e allora noto come “roaring game” per il suono delle pietre. Le prime testimonianze scritte risalgono al 1540: originariamente venivano utilizzati sassi di fiume, poi evoluti in pietre di granito. Poco per volta si è sviluppato come disciplina di precisione, con la nascita del primo club nel 1716. E’ poi diventato sport olimpico ufficiale nel 1998. Esportato dagli scozzesi in Canada, nel 1966 nasce la International Curling Federation, ora World Curling Federation, che ha sede in Scozia.
Che cos’è il curling
Il curling è uno sport di squadra che si pratica sul ghiaccio: consiste in un gioco di precisione e strategia, in cui vengono lanciate pietre di granito verso un bersaglio cosiddetto “la casa” cercando di lasciare le proprie più vicine al centro. La scopa serve a controllare la velocità e la traiettoria, e spesso decide il colpo quanto la mano di chi lancia la pietra. per questo motiva diventa fondamentale spazzare il ghiaccio davanti alla pietra in quanto ne aumenta la velocità e ne raddrizza la direzione. Infatti attraverso l'”effetto scopa” il ghiaccio si scioglie creando l’effetto “acquaplanning“, in modo che siano gli atleti a decidere il percorso della pietra, la cosiddetta “stone“.
Come si ottengono i punti
I punti si ottengono mandando più stone possibili vicino al centro di un’area formata da quattro cerchi concentrici.
Una partita si divide in dieci fasi al termine di ognuna delle quali si calcola quale squadra ha la stone più vicina al centro e soprattutto quante sono; in questo senso è simile al punteggio delle bocce, ma con un pallino fisso e non in movimento.
Il risultato finale è dato dalla somma delle pietre mandate a bersaglio nel corso delle dieci fasi. In ogni fase una squadra ha otto lanci a disposizione (due a testa per i quattro giocatori impiegati), cinque invece nel doppio misto (con otto fasi invece di 10).
Per mettere a segno un punto esistono la scivolata, con il rilascio e la spinta della stone da parte di un giocatore, e la spazzata, ossia l’utilizzo di scope da parte di altri due membri della squadra per ridurre l’attrito tra la pietra e il ghiaccio e aumentare il curl, da cui il nome dello sport, ossia la rotazione della pietra che le consente di assumere una traiettoria curvilinea. E’ inoltre determinante la strategia per ogni lancio, dettata dallo skip, posto dietro l’area in cui spedire le stone, che generalmente partecipa per ultimo al lancio delle pietre. Per l’importanza della tattica il curling è definito una sorta di “scacchi del ghiaccio“.
Il curling senza arbitri
Il curling è una disciplina in cui non è prevista la presenza di un arbitro, in quanto si basa sul Fair Play dei giocatori, anche detto “Spirit of Curling”. Gli atleti infatti giocano per vincere nel rispetto delle regole, senza distrarre l’avversario. Con una curiosità: è tradizione che i vincitori offrano da bere alla squadra sconfitta dopo la partita.
