Gabriele D’Annunzio tra vita e leggenda

Gabriele D’Annunzio tra vita e leggenda

Gabriele D’Annunzio trascorse una vita all’insegna dell’avventura, del rischio, del pericolo e delle grandi vittorie: a tal punto da far coincidere la vita reale vissuta con quella leggendaria e inimitabile del personaggio D’Annunzio da lui stesso creato e nutrito. Uno straordinario protagonista della letteratura italiana del Novecento di cui si è anche nutrita tutta l’aneddotica del tempo.

L’infanzia di Gabriele D’Annunzio

Gabriele D’Annunzio nacque il 18 marzo 1863 a Pescara, anche se lui stesso raccontò di essere nato a bordo di un’imbarcazione nel mare Adriatico, forse per accreditarsi fin dalla nascita una predestinazione all’avventura e al coraggio.

All’età di undici anni venne mandato in collegio per una solida formazione culturale come usava allora per tutti i rampolli della buona borghesia; qui lo scrittore si rappresenta come il capobanda di un gruppo di studenti temerari che sfidano l’autorità dei professori, attribuendosi una capacità di leadership e di comando unita a quella di seduttore raffinato, colto e irresistibile. La realtà racconta di un bravo ragazzo dedito allo studio, attento, rispettoso delle regole e con un altissimo rendimento scolastico. D’Annunzio pubblica il suo primo libro di poesie, “Primo vere” nel 1880 e per promuoverlo lui stesso fa diffondere la notizia di essere morto dopo una caduta accidentale da cavallo.

La giovinezza di Gabriele D’Annunzio

Gabriele D’Annunzio trascorre gli anni della giovinezza a Roma, dove da studente si iscrive all’Università senza tuttavia mai frequentarla. Qui si dedica a frequentazioni altolocate e colte, frequentando salotti e ricevimenti mondani oltre a redazioni di giornali. Nell’ambito di questa frequentazioni conosce e sposa la giovane duchessa Maria Hardouin di Gallese. Qui inizia anche la sua attività di romanziere, con la pubblicazione del suo primo romanzo “Il piacere” nel 1889. Sono gli anni della fine del Verismo letterario e in cui si avvia la fase del simbolismo, di cui “Il piacere” si può considerare a buon diritto il primo romanzo del Novecento letterario italiano.

I romanzi di Gabriele D’Annunzio

La vita di Gabriele D’Annunzio diventa ben presto tutt’uno con la sua opera letteraria: il suo successo letterario si consolida con i romanzi “Giovanni Episcopo” e “L’innocente” nel 1892, con le poesie di “Canto novo” nel 1881, “Intermezzo di rime” nel 1884, l'”Isaotta Guttadauro” nel 1886, il “Poema paradisiaco” nel 1893.

La vita politica di D’Annunzio

La sua stessa vita privata sregolata e dissoluta lo porta ben presto a provare l’esperienza politica in qualità di candidato al Parlamento d’Italia, di pari passo all’ingresso nella massoneria. E’ di quegli anni la sua opera poetica più famosa, l”Alcyone” nel 1903, da cui è tratta una delle poesie più studiate a scuola, “La pioggia nel pineto“.

La fuga in Francia

Travolto dai debiti, Gabriele D’Annunzio sarà costretto ad abbandonare l’Italia e la villa in affitto con Eleonora Duse sui colli fiorentini per scappare dai creditori e rifugiarsi in Francia, tra Parigi e Arcachon, dove scriverà opere teatrali, la “Contemplazione della morte” e alcuni scritti per il Corriere della Sera.

Il rientro in patria e la guerra

Nel 1914 Gabriele D’Annunzio rientra in patria con l’obiettivo di chiamare gli italiani in guerra, che lui stesso combatterà con grande sprezzo del pericolo in prima persona attraverso avventure belliche di incursioni aeree, navali e via terra.

Alla fine della guerra, nel 1919, quando l’Italia perse Fiume e la Dalmazia, decise di organizzare un piccolo esercito per tentare la riconquista di Fiume, dove fondò una sorta di governo provvisorio. Solo l’intervento dell’esercito, con il rischio della morte di centinaia di italiani, convinse D’Annunzio ad abbandonare la città e rientrare in Italia presso il Lago di Garda, in una casa colonica che trasformerà nel monumentale “Vittoriale degli Italiani“.

Qui trascorrerà gli ultimi anni della sua vita lontano dal clamore pubblico e dalle polemiche politiche dedicandosi alle sue ultime opere letterarie. Gabriele D’Annunzio morirà il 1° marzo 1938 per un’emorragia cerebrale forse dovuta ad un eccesso di uso di cocaina.

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