Decreto 1 maggio: ecco le novità sul lavoro
Il nuovo Decreto 1 maggio in materia di lavoro approvato dal Consiglio dei Ministri presenta alcune novità che riguardano gli incentivi all’occupazione, il salario giusto, il lavoro su piattaforme digitali e i rinnovi contrattuali. Le novità rilevanti riguardano sia i datori di lavoro che i lavoratori: il provvedimento arriva infatti in un momento delicato, segnato dalla perdita di potere d’acquisto dei salari e da un mercato del lavoro sempre più frammentato. L’obiettivo del Decreto 1 maggio è ridefinire il concetto di retribuzione equa e rafforzare le tutele, intervenendo su più fronti, compreso quello delle nuove assunzioni.
Gli incentivi all’occupazione nel Decreto 1 maggio
Oltre a prorogare i bonus esistenti, il Decreto 1° maggio introduce anche una nuova disciplina per il 2026. Riguardo gli incentivi, ne prevede principalmente tre:
- Il Bonus Donne 2026, che prevede l’esonero contributivo al 100% fino a 650 euro mensili (800 euro nelle regioni ZES) per le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate;
- Il Bonus Giovani 2026 che prevede l’esonero al 100% fino a 500 euro mensili (650 euro nelle aree ZES) per gli under 35 senza impiego stabile;
- Il Bonus ZES, che prevede un incentivo specifico per le imprese del Mezzogiorno, con particolare attenzione alle aziende fino a dieci dipendenti.
Ma tra le novità più rilevanti, il Decreto 1 maggio introduce anche una nuova disciplina per la stabilizzazione, ossia un incentivo alla trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato.
Salario giusto vincolante per gli incentivi e monitoraggio
Per accedere agli incentivi, il decreto introduce una condizione necessaria, ossia una definizione normativa di “salario giusto”: il trattamento economico deve essere almeno pari a quello previsto dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Non solo: anche gli altri contratti non potranno prevedere livelli inferiori. E’ inoltre necessaria la trasparenza nelle offerte di lavoro sulla piattaforma SIISL, così come l’indicazione del contratto applicato e della retribuzione.
Il Decreto 1° maggio prevede inoltre l’istituzione di un sistema di monitoraggio delle retribuzioni, che coinvolge INPS, ISTAT, CNEL e Ispettorato del Lavoro, volto alla raccolta integrata dei dati retributivi, alla pubblicazione di un Rapporto nazionale annuale sulle retribuzioni, alla creazione di un archivio dei contratti collettivi e aziendali. Una misura che intende rafforzare la trasparenza e contrastare il dumping contrattuale.
Le altre misure del decreto 1° maggio
Il Decreto 1° maggio introduce poi una serie di misure collaterali con impatto operativo per imprese e lavoratori.
Ad esempio vengono riconosciuti nuovi vantaggi alle imprese in possesso della certificazione di parità di genere; introduce una disciplina temporanea per il passaggio al fondo di tesoreria INPS: i versamenti relativi al primo semestre 2026 effettuati entro il 16 luglio sono considerati tempestivi senza sanzioni, e i lavoratori possono scegliere, entro il 30 giugno 2026, di destinare il TFR maturato alla previdenza complementare, anche se già versato al fondo. Inoltre viene esteso fino al 2029 il regime dell’isopensione, lo strumento che consente alle aziende di accompagnare alla pensione i lavoratori più anziani tramite accordi sindacali, con il versamento dell’equivalente della pensione.
Le piattaforme digitali nel Decreto 1° maggio sul lavoro
Un capitolo specifico del Decreto 1 maggio riguarda il lavoro attraverso le piattaforme digitali: innanzitutto per i rider viene introdotto l’obbligo di accesso tramite strumenti di identità digitale (SPID, CIE, CNS) oppure mediante account rilasciati con autenticazione a più fattori. Viene introdotto anche l’obbligo di comunicazione mensile delle retribuzioni e infine il divieto per le piattaforme di assegnare più account allo stesso codice fiscale e di attribuire prestazioni tra loro incompatibili sotto il profilo temporale: in caso di violazione, sono previste delle sanzioni. Una misura volta a contrastare il capolarato digitale.
