Animali da pelliccia: in Polonia scatta il divieto

Animali da pelliccia: in Polonia scatta il divieto

Gli animali da pelliccia non verranno più allevati in Polonia: il presidente Karol Nawrocki ha decretato il divieto di allevamenti di animali da pelliccia, accelerando così un’industria che era già in crisi ma che vedeva Varsavia al secondo posto posto come produttore mondiale alle spalle solo della Cina.

La legge sugli animali da pelliccia

Il 2 dicembre scorso il presidente della Polonia Karol Nawrocki la firmato la legge che vieta l’allevamento di animali da pelliccia che ogni anno causava la morte di circa tre milioni tra visoni, volpi, cani procione e cincillà.

La Polonia è il diciottesimo stato che pone fine a questa pratica, essendo stato anche il maggiore produttore europeo e il secondo a livello mondiale alle spalle della Cina. Finora sul territorio nazionale operavano 218 allevamenti, di cui 169 dedicati ai visoni, 37 alle volpi, 11 ai cani procione e 64 ai cincillà. La firma della legge è avvenuta grazie a un accordo trasversale tra i partiti della destra e della sinistra, esclusa l’unica opposizione dalla formazione di estrema destra Konfederaja.

La legge prevede il divieto immediato dei nuovi allevamenti e che le strutture già esistenti cessino le attività entro il 2033. Tuttavia chi abbandonerà le attività entro il 1° gennaio 2027 riceverà fino al 25% del reddito medio degli anni 2020-2024.

L’industria polacca degli animali da pelliccia era comunque da tempo già in declino: le esportazioni di pellicce da visone erano crollate dai 420 milioni di euro nel 2015 a 71 milioni nel 2024, così come il numero di allevamenti: scesi da 810 nel 2015 a 281 nel 2025.

La legge con il consenso dei polacchi

I sondaggi hanno rilevato anche il 66% dei polacchi in accordo con il divieto.

Iga Głażewska-Bromant, direttrice dell’associazione animalista Humane World for Animals Polonia, esulta per il successo della legge: Questo è un momento storico per la protezione degli animali in Polonia che porrà fine alla sofferenza e alla morte di milioni di animali allevati per le loro pellicce – ha affermato -. L’allevamento destinato alla produzione di pelliccia non fa parte del patrimonio polacco e la maggior parte delle cittadine e dei cittadini polacchi si oppone alla crudeltà delle pellicce”.

La posizione degli altri stati europei

La decisione polacca isola ulteriormente i pochi stati membri che ancora consentono l’allevamento di pellicce, come Finlandia, Danimarca, Spagna, Ungheria e Grecia. In Finlandia, tradizionalmente legato a questa industria, un’epidemia di influenza aviaria colpì pesantemente il settore nel 2023, causando l’abbattimento di quasi 250mila visoni e volpi.

Gli allevamenti di animali da pelliccia costituiscono anche un pericolo per la salute pubblica, perché rappresentano serbatoi ad alto rischio per la diffusione di zoonosi, come dimostrato durante la pandemia Covid, quando centinaia di allevamenti di visoni sono stati colpiti da focolai di coronavirus e si è scoperto che nuove varianti del virus SARS-CoV-2 erano state trasmesse agli esseri umani proprio dagli animali.

Gli animali da pelliccia, un settore in crisi

Il settore degli animali da pelliccia sta attraversando da tempo una crisi strutturale: nei paesi dell’Unione Europea il loro allevamento non è più redditizio da moti anni, con i prezzi delle pelli che sono scesi al di sotto dei costi di produzione.

Nel complesso il valore delle venite è crollato del 92% con una perdita di 9,2 milioni di euro di valore aggiunto lordo.

ad accelerare la crisi ci si sono messe anche i grandi marchi del lusso della moda come Gucci, Burberry, Prada, Chanel, Armani, Versace e altri 1600 marchi mondiali che hanno adottato politiche fur-free. Il prodotto ha quindi fatto sempre più fatica a trovare mercato.

Al declino economico si sono sommati anche costi ambientali stimati in circa 226 milioni di euro all’anno che riguardano inquinamento, impatti locali, sfruttamento delle risorse e diffusione di specie invasive, oltre appunto alle conseguenza sanitarie.

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